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Perchè è bello...ma difficile...essere adolescenti PDF Print E-mail
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Thursday, 14 May 2009 10:10

 

Perchè è bello...ma difficile...essere adolescenti

 

In classe si è parlato dei lati positivi e negativi dell’adolescenza, dei piaceri e dei dolori legati a quest’età. “Sono gli anni più belli” scrivono Said, Carlo e Aleksandar, descrivendoli come gli anni della spensieratezza e del puro divertimento, gli anni dei primi amori e delle giornate passate con gli amici senza nessuna preoccupazione.

Ma l’adolescenza, scrive Igor, è anche “un periodo della vita molto complicato e caratterizzato da profondi cambiamenti”. Ndue paragona il passaggio dall’infanzia all’adolescenza ad una “seconda nascita”: l’adolescente vive mutamenti profondi sia nel corpo, sia nella sfera emotiva. Diversi sono i desideri, diverse le paure, diverse le esigenze rispetto all’infanzia. Dalla maggior parte della classe l’adolescenza è stata identificata come l’età della ribellione e dei primi veri conflitti con i genitori.

“E’ giusto che l’adolescente si ribelli”, afferma Igor, “è normale che cambi il suo modo di fare e di pensare e che non voglia più essere sotto il controllo dei genitori, i quali spesso si ostinano a considerarlo ancora un bambino”.

Dunque gli adolescenti chiedono soprattutto autonomia, anche se poi ammettono che l’indipendenza è difficile da gestire e le trasgressioni presentano a volte dei “conti salati”. Quelle legate all’abuso di stupefacenti e alcol sono le più citate dai ragazzi. Perché le scelgono? Noia dicono…voglia di “sballare”…la sensazione però è che dietro ci sia una gran confusione interiore…una profonda insicurezza che qualcuno cerca di colmare con qualche additivo.

Poi ci sono le paure. La solitudine, di cui parla Florjan, sembra essere la più comune e il motivo individuato dai ragazzi è che questa è l’età in cui comunicare con gli adulti diventa più difficile… “parlano un’altra lingua” dice Marco.

 
Un altro paese... un'altra scuola PDF Print E-mail
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Thursday, 14 May 2009 10:03

UN ALTRO PAESE…UN’ALTRA SCUOLA

 

La scuola in Afghanistan  di Alì Ahmadi

 

 

L’Afghanistan è una realtà difficile…e anche andare a scuola è difficile. Non ci sono scuole in tutti i villaggi, le uniche presenti sono lontane e non ci sono mezzi di trasporto per raggiungerle, bisogna muoversi a piedi. Nelle scuole non ci sono né banchi, né sedie, si sta per terra o ci mette su dei tappeti.

Quando gli allievi sbagliano i professori li picchiano e nessuno può dire niente. E’ molto difficile imparare in quelle condizioni.

In Afghanistan quando si torna da scuola bisogna lavorare; alcuni ragazzi non possono nemmeno andare a scuola perché i loro genitori vogliono che lavorino.

In Afghanistan studiavo, oltre alle materie base, la letteratura religiosa. In alcuni villaggi si studiavano un po’ altre lingue, ma non in tutti.

Ci sono tante differenze tra la scuola in Afghanistan e la scuola italiana: in Afghanistan le regole sono molto più rigide, è considerato gravissimo non rispettare gli insegnanti e le regole. Da noi c’è un proverbio che dice “L’insegnante a scuola è come il genitore a casa”. In Italia non è così, i ragazzi a scuola possono dire quello che vogliono e certe volte dicono cose sbagliate. In Italia  troppo spesso si manca di rispetto agli insegnanti, ma in Afghanistan essi vengono rispettati solo per paura.

Io preferisco l’Italia, è giusto che gli studenti possano dire quello che pensano, che possano anche protestare.

In Afghanistan ho potuto studiare poco purtroppo, infatti nel mio paese quando c’erano i Taliban c’erano tantissimi problemi. In tante regioni e villaggi non c’erano scuole e non avevamo insegnanti, studiavamo solo il Corano con degli uomini di religione. Fino a poco tempo fa l’80% delle persone era analfabeta, adesso spero  che le cose siano migliorate e che andare a scuola sia più facile.

 

La scuola in Burkina Faso di Kabore Henri Joel

 

Nel paese dove sono nato, il Burkina Faso, dal primo all’ultimo anno delle elementari (che duravano 6 anni) ho avuto un maestro unico per tutte le materie. La prima regola era: se non studi, vieni picchiato (veniva usata una specie di frusta). I genitori stessi dicevano al maestro di fare così se non facevamo i compiti o ci comportavamo male.

In generale nel mio paese esistevano due tipi di scuole: pubblica e privata. Nelle scuole private gli alunni venivano puniti, ma non picchiati, queste scuole però sono molto costose e non tutti possono andarci. Nelle scuole private poi ci sono meno allievi per classe, al massimo 35, e hanno a disposizione circa 6 maestri,invece in quelle pubbliche ci sono anche 60 studenti in una sola classe e con un solo maestro.

Mia sorella ha frequentato la scuola privata, io invece sono andato alla scuola pubblica, ma non mi è dispiaciuto perché tutti i miei amici ci andavano. Io non avevo il libretto personale per le assenze o i ritardi come si usa in Italia, semplicemente se arrivavo in ritardo le prendevo!

Io sono rimasto lì fino alla prima media. Alla scuola media avevo tanti insegnanti diversi, uno per ogni materia, le classi erano sempre molto numerose (circa 60 persone) e si studiavano tutte le materie di base come in Italia. Alla scuola media ho iniziato ad avere i primi libri, alle elementari infatti non avevamo i libri, ma copiavamo quello che il maestro scriveva. Con l’inizio delle medie  sono finite le “botte”, alle medie se sbagliavamo non ci picchiavano come alle elementari, ci punivano soltanto.

La scuola italiana ha tanti difetti, ma anche un grande pregio: gli studenti vengono rispettati come persone, non è normale picchiare chi sbaglia, e, secondo me, dà anche più possibilità ad un ragazzo di realizzare i suoi sogni perché considera gli studenti anche in quanto persone, non solo come scolari a cui dare voti o punizioni.

 

La scuola in Albania di Marian Gjergjaj,  Frroku Ndue e Frroku Christian

 

In Albania dai 6 ai  14 anni (da quest’anno fino ai 15) si frequenta una scuola che è l’equivalente delle scuole elementari e medie italiane messe insieme. Poi si va alla scuola superiore che dura 4 anni e ha vari indirizzi.

Nel nostro paese i professori a scuola erano molto severi, se ci si comportava male venivano subito avvisati i genitori e si veniva sospesi. Non venivano date note disciplinari, ma voti per i comportamenti: un cattivo comportamento equivaleva ad un brutto voto.

Le materie erano molto difficili e gli insegnanti poco disponibili. Certi docenti facevano tante assenze ed erano proprio disinteressati. Qua in Italia è più facile parlare con gli insegnanti e questo rende più facile anche studiare.

In  Albania nel mondo della scuola c’era molta corruzione e poteva capitare, soprattutto alle superiori, che i genitori dessero soldi o facessero regali ai professori per comprare la promozione dei figli. A volte gli stessi allievi lavoravano il pomeriggio e usavano i soldi guadagnati per comprarsi da soli, senza l’aiuto dei genitori la promozione.

Nella scuola italiana ci sono molti più controlli, se si sta assenti o si è in ritardo bisogna portare la giustificazione nel libretto personale, invece in Albania gli studenti non hanno questo libretto e nessuno li controlla, se si sta assenti ci si giustifica a voce  con l’insegnante che coordina la classe.

In Albania ci sono scuole private e scuole pubbliche, in generale la scuola privata funziona meglio, gli studenti sono più seguiti e controllati.

Noi abbiamo studiato nella scuola pubblica che, come dicevamo ha parecchi problemi, ma una cosa positiva era che si studiava molto bene la storia e si facevano 2-3 volte all’anno delle gite interessanti in posti storicamente importanti.

 

La scuola in Marocco di Lebrini Said, Zeroual Soufiane e Najid Hamid

 

In Marocco le scuole elementari durano 6 anni, le medie 3 anni e le superiori 3 anni. Noi  abbiamo frequentato lì le elementari e il primo anno delle medie. Alle elementari studiavamo tutte le materie più importanti e anche il francese che era come la nostra seconda lingua, inoltre studiavamo storia e letteratura araba in un libro che è considerato il più grande di tutti i libri, “Qiraa”.

Le classi erano formate da circa 30 bambini e c’erano 2 maestri; in passato poteva capitare che i bambini venissero picchiati, ma quando abbiamo frequentato le elementari noi questo non succedeva, anzi se un maestro picchiava gli alunni veniva mandato via.

Noi abbiamo  avuto una brutta esperienza delle scuole medie pubbliche: erano gestite male, si studiava poco, non c’era il minimo controllo, gli studenti facevano tante assenze e si comportavamo malissimo. Nelle scuole private la situazione era migliore, ma erano a pagamento.

Rispetto all’Italia abbiamo visto delle differenze: in Italia c’è più ordine, non c’è così tanta differenza tra scuola pubblica e privata, ci sono delle regole valide per tutti; in Italia gli insegnanti tendono a comportarsi tutti in un certo modo, anche loro seguono delle regole, invece in Marocco dipende molto da persona a persona.

In Marocco esiste una scuola privata che è considerata una delle più belle al mondo, ha insegnanti che vengono da tutto il mondo e chi esce da quella scuola trova subito un ottimo posto di lavoro. Il re adesso sta facendo molto per il mondo della scuola perché vuole che i ragazzi studino il più possibile.

 

Last Updated on Thursday, 14 May 2009 10:07
 
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Thursday, 14 May 2009 09:59

LE NOSTRE PASSIONI

 

Il disegno  di Elyas Elbsissila

 

 

Disegnare. E’ questa la mia passione. E’ una passione a cui dedico tanto tempo….molto più che allo studioJ. C’è una storia dietro a questa passione: quando facevo le elementari mia madre un giorno mi ha portato con sé da un’amica, Carla. Quando arrivai a casa sua scoprii che sua figlia era una mia compagna di classe, si chiamava Elisa e quel pomeriggio lo passai con lei. Girando per casa sua vidi appesi ai muri dei quadri straordinari in cui erano disegnati animali e paesaggi bellissimi. Col tempo continuai ad andare lì e ogni volta trovavo quadri sempre diversi e sempre più belli. Allora ho chiesto ad Elisa chi faceva tutti quei quadri e ho scoperto che li faceva suo nonno. Ed Elisa aveva proprio ereditato la sua bravura: in disegno a scuola era proprio la più brava! Io invece non ero niente di speciale! che rabbia! Ma poi è arrivata la mia occasione…Mia mamma doveva andare in Marocco e così mi ha affidato a Carla. Ho passato un mese con Carla ed Elisa, ho imparato tantissime cose e…soprattutto…ho disegnato…disegnato…disegnato! Elisa faceva sempre i disegni più belli, ma anch’io cominciai a migliorare e da quel momento non riuscii più a smettere di disegnare.

Ora come ora disegnare per me è una vera passione,,,un momento che va gustato in un certo modo…mi stacco da tutto e da tutti, accendo la musica (preferisco quella leggera), mi rilasso…e disegno…mentre disegno mi dimentico di tutto quello che c’è intorno a me, penso solo all’immagine che sto facendo e provo delle belle sensazioni…sento un vero e proprio amore per il disegno…è un’attività che mi “prende” completamente!

 

 I blog di Alì Ahmadi

 

Io ho una passione per i blog. Mi piace scrivere di tutto: attualità…poesia…e poi mi piace guardare le foto. Mi dispiace solo di non poter navigare molto in internet perché uso il servizio della biblioteca ed è costosoL.  

Io sono afghano e il mio paese d’origine è al centro dell’attualità per cui quando trovo un blog che parla di attualità mi viene subito voglia di scrivere, ma per me è un po’ difficile perché non scrivo bene in italiano…allora guardo delle foto o cerco delle poesie in persiano.

Mi piace tanto anche usare le chat per parlare con i miei amici afghani, raccontargli quello che faccio, come sto…internet per me è davvero importante…senza non potrei sentirli…sarei più solo.

 

 La musica  di Elia Fuson

 

La mia più grande passione è la music. Già da quando avevo 5 anni suonavo una piccola tastiera, mi divertivo a suonare facili canzoncine e mi piaceva ascoltarne il demo. Poi un giorno mia mamma per Natale mi ha regalato una tastiera più grande e vedendo che mi piaceva davvero suonare mi ha iscritto ad una scuola di musica. Fino agli 11 anni ho studiato musica classica con il pianoforte, poi a 12 anni ho insistito perché mi comprassero una tastiera professionale e a 13 anni ho iniziato a studiare per potermi iscrivere al conservatorio. Però dopo un anno di conservatorio ero insoddisfatto, mi piaceva suonare, ma la musica classica non era la “mia” musica. Ho iniziato ad ascoltare musica di tanti tipi  e quella che più mi ha affascinato è stata la musica rock, in particolare l’hard rock. Poi in quel periodo un amico ha cominciato a farmi ascoltare musica metal e ho capito subito che quella era la mia musica! Questo mio amico insieme ad un batterista suonava la musica dei Children of Bodom, un gruppo metal che ha un chitarrista, Alexi Laiho, che è tra i 50 più veloci al mondo. Ho iniziato a suonare con questi due amici, ma poi mi sembrava di non imparare abbastanza e ho cercato altri gruppi. Ho trovato un gruppo che suonava “melodic death metal”, che è sempre metal, ma ancora più veloce nel ritmo, e per un po’ ho suonato con loro.

Ora come ora non faccio parte di un gruppo,  ma il metal resta la mia passione. Della musica metal mi piace soprattutto il ritmo, il fatto che i gruppi metal suonano velocissimi e adoro guardare i chitarristi metal che muovono le dita come se venissero da un altro pianeta!

Il mio gruppo preferito sono ancora oggi i  Children of Bodom e il loro chitarrista è diventato un idolo per me. Quando suono le loro canzoni mi sento come se stessi suonando ad un concerto e mi emoziono solo a pensare come hanno fatto ad inventare delle parn velocissime, ma comunque melodiche.

    

 

The  Doors di Marco Marazzato Marazzato

 

 

 

La band dei doors nacque per un incontro casuale tra Jim Morrison ( il cantante ) e Ray Manzarek     ( suonava la tastiera),poi arrivarono Robby Krieger ( il chitarrista ) e per ultimo il batterista Jhon Dnsmore.

Il nome the doors ( le porte ) deriva dal verso di una poesia di William Blake che dice:

“If the doors of perception were cleansed, everthing would appear to men as troly it is: infinited.” (“Quando le porte della percezione saranno purificate, le cose appariranno all’uomo come sono realmente: infinite.”)

Come diceva Jim Morrison  ci sono il noto e l’ignoto, e in mezzo ci sono le porte.

Per i Doors il successo arrivò dopo l’uscita del primo anonimo album, la loro musica era un blues-rock psichedelico, le tastiere di Manzarek davano l’impronta al sound, e la chitarra-flamenco di Krieger duettava con la tastiera creando l’atmosfera su avanzava la voce di Jim Morrison.

 Jim Morrison scrisse molte canzoni tra cui  Hello I love you, Light my fire, Love me two times, People are strange, Roadhouse blues, Strange days, The cristal ship e un’ultima canzone, che scrisse a Parigi quando si trasferì lì con la moglie Pamela Courson, The end, che fu la canzone piu malinconica, ma allo stesso tempo la più straordinaria di tutta la sua vita.

Poi inseguito alla sua morte ( che avvenne per overdose di droga mescolata ad alcolici ) il gruppo si divise.

Ma prima di morire scrisse parole molto forti:” Voglio sentire il sapore, voglio ascoltarla, voglio annusarla. La morte viene una volta sola, giusto? Non voglio mancare all’appuntamento. Amico non solo. Potrebbe essere l’esperienza che ti fornisce il pezzo mancante del mosaico.”

 Secondo me lui con queste parole voleva dire che sapeva di dover morire, sapeva che non mancava molto, ma non aveva paura e, soprattutto, intendeva dire  che la vita senza la morte era incompleta, che la vita ha in sé anche la morte.

Nella storia del blues Jim Morrison è stato un grande per me, perché ogni giorno lui lo viveva come se fosse stato l’ultimo, senza pensare cosa potesse succedere il giorno dopo finche non trovò l’amore della sua vita.

La loro musica mi piace perché mi rilassa, quando sono incavolato li ascolto e la rabbia si scioglie, il suono della loro musica mi rasserena, anche se sono consapevole che la vita di Morrison e i suoi testi sono tutt’altro che sereni.

 

 

 Il calcio di Igor Muffato

 

Fin da piccolo la mia più grande passione è stata il calcio. Ho iniziato a giocare quando ero in prima elementare con la squadra del paese dove abitavo. Agli inizi andavo per trovarmi con gli amici e i compagni di classe al di fuori dell’ambiente scolastico; comunque andavo perché mi piaceva e man mano che il tempo passava mi appassionai sempre di più a questo sport. In tv seguivo e seguo gli eventi calcistici più importanti, tifando per l’unica squadra degna di essere tifata, la Juventus. Tuttora gioco in una squadra di allievi, come mediano di centrocampo. Ora il campionato è sospeso per la pausa natalizia, si riprenderà a gennaio con il ritorno. E da una parte non vedo l’ora che si ricominci… sfidare le squadre avversarie, faccia a faccia, sapendo che in ogni partita devo mettere impegno e grinta e che posso contare sui miei compagni: la squadra…è davvero bello. Alla fine è la squadra che vince, che pareggia e che anche perde. Questo è il calcio che mi appassiona, il vero calcio, ma spesso ciò viene oscurato da eventi antisportivi, come  il loro comportamento violento dei tifosi negli stadi, o anche da eventi che danneggiano il calcio, come calciopoli. Questo sport mi piace soprattutto perché in campo ci va una squadra, 11 giocatori disposti a dare il massimo, a sacrificarsi per gli altri, a metterci il massimo impegno anche nel fare un semplicissimo passaggio. Da tifoso juventino e italiano non posso certo dimenticare tutte le emozioni che ogni singola partita mi ha trasmesso: ansia per partite iniziate con il piede sbagliato, tristezza per rigori sbagliati, felicità quando il pallone insacca la porta, ammirazione per lo spettacolo del campionati di serie A, per le coppe internazionali (Coppa Del Mondo, Champions League, Coppa Italia) e per i Mondiali: beh…questo è il calcio che mi appassiona.
Last Updated on Thursday, 14 May 2009 10:14