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Integrazione di una ragazza straniera PDF Print E-mail
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Thursday, 14 May 2009 10:45

INTEGRAZIONE DI UNA RAGAZZA STRANIERA NELLA NOSTRA CLASSE

E’ sempre più frequente trovare ragazzi extracomunitari.

Si verificano alcuni disagi ma anche dei vantaggi.

Uno dei disagi è che è difficile per loro comunicare con noi, anche se sanno un po’ l’italiano, perché si trovano in mezzo a molte persone che parlano in un modo diverso dal loro e molto spesso anche in dialetto.

Ma anche per noi è difficile capirli perché entrambi non riusciamo a spiegarci.

Per questo motivo ci possono essere dei malintesi per parole o frasi di cui loro non conoscono il significato e che non hanno mai sentito.

Quindi dobbiamo usare parole semplici, e dobbiamo parlare in italiano e aiutarli per fargli imparare la lingua e integrarli nel gruppo.

Mentre i vantaggi sono che ci possono insegnare la loro lingua e trasmetterci le loro culture, le loro tradizioni e il loro modo di pensare.

Possiamo capire com’è il mondo nella realtà; che non esistono solo le cose belle ma anche quelle brutte e tutti i vari motivi che li hanno spinti a trasferirsi in Italia e altre cose ancora.

 

LA NOSTRA ESPERIENZA

Nel nostro caso c’è stato l’arrivo di Najlae, una ragazza del Marocco.

All’inizio aveva difficoltà a capire quello che cercavamo di dirgli e quello che cercava di dire a noi per farsi capire.

Appena è venuta a far parte della nostra classe ha subito trovato compagnia, anche se a volte litigava perché fraintendeva le cose dette a causa della lingua.

Durante l’anno ci ha messo al corrente della sua religione e delle sue usanze, per esempio il “RAMADAM” che consiste nel non poter mangiare per via di una continua preghiera, come ci ha spiegato la nostra amica possono mangiare solo dal tramonto all’alba.

Dopo essersi integrata un po’ nel gruppo, noi l’abbiamo aiutata nelle varie materie e nelle correzioni di italiano, solo che lei essendo timida quando non capiva non lo diceva al prof.

Ci sono stati vari problemi; per via dei fraintendimenti tra di noi, perché non capendo bene l’italiano capiva cose errate.

L’integrazione di Najlae nella nostra classe è avvenuta con diverse fasi, non tutte vissute facilmente, ma quello che conta alla fine è il risultato e tutte noi crediamo che sia stata una bella esperienza, sia da parte nostra che da parte sua.


INTERVISTA A NAJLAE 

 

DOMANDA RIVOLTA A NAJLAE:

Come ti trovi in Italia?

RISPOSTA:

Così così, non mi sono ancora abituata a com’è la vita qua e ancora non conosco molto bene la lingua.


DOMANDA RIVOLTA A NAJLAE:

Cosa ti piace dell’Italia?

RISPOSTA:

Mi piace che qui non ci sono distinzioni tra gli italiani, perché in Marocco ci sono gli “Arabi nazisti” cioè gli Arabi con molti soldi che hanno il privilegio di andare alla scuola privata e mettono in disparte i poveri, e gli piace l’Italia anche perché non ci sono problemi gravi che ci sono in Marocco.


DOMANDA RIVOLTA A NAJLE:

Cosa non ti piace dell’Italia?

RISPOSTA:

Non mi piace dell’Italia, il fatto che certe persone o ragazzi mi prendono in giro perché sono marocchina.


DOMANDA RIVOLTA A NAJLAE:

Che differenze hai notato tra Italia e Marocco?

RISPOSTA:

Ho notato che c’è più lavoro, se studi in Italia un lavoro lo puoi trovare invece in Marocco no.


DOMANDA RIVOLTA A NAJLAE:

Hai qualche problema con il cibo italiano?

RISPOSTA:

Non ho affatto problemi, ma anzi mi piace molto la pizza, le lasagne, la pasta e le torte e i dolci in generale.


DOMANDA RIVOLTA A NAJLAE:

Perché siete venuti via dal Marocco?

RISPOSTA:

Siamo venuti in Italia per trovare un lavoro migliore di quello che avevamo nel nostro paese.


DOMANDA RIVOLTA A NAJLAE:

Come passavate il tempo in Marocco?

RISPOSTA:

Passavamo il tempo andando al bar e a fare passeggiate.


DOMANDA RIVOLTA A NAJLAE:

Perché fate il RAMADAM?

RISPOSTA:

Facciamo il RAMADAM perché in quel mese ci sentiamo più vicini a Dio, in quel mese preghiamo molto ed è per questo che non mangiamo, è il nostro modo per mostrare la nostra gratitudine a Dio.


Last Updated on Thursday, 14 May 2009 11:08
 
Lo sport PDF Print E-mail
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Thursday, 14 May 2009 10:29

Lo sport

Lo sport può essere praticato singolarmente o in gruppo (sport di squadra), senza fini competitivi oppure gareggiando contro altri sportivi. In quest'ultimo caso si parla di agonismo sportivo.

Molti sport richiedono una particolare attrezzatura per poter essere praticati, costituita da veicoli meccanici (come per il ciclismo, l'automobilismo, il motociclismo, la vela) o da semplici attrezzi (come per il baseball, la scherma, l'Hockey su prato, il salto con l'asta, il tiro con l'arco, il golf), oppure richiedono particolari strutture per la pratica (come ad esempio per il nuoto o il pattinaggio). L'equitazione e l'ippica sono esempi di sport praticati insieme con un animale, il cavallo così come gli sport cinofili che vedono impegnato il binomio cane-uomo. Altri sport invece, ad esempio la corsa, non richiedono attrezzature particolari e vengono praticati diffusamente anche nei paesi più poveri. In queste società lo sport è spesso visto dalle giovani generazioni come mezzo per un possibile riscatto economico e sociale, ne sono un chiaro esempio i grandi corridori africani che da molti anni ormai sono i dominatori del mezzofondo in atletica leggera.

Una concezione, largamente diffusa soprattutto nei paesi con maggiori tradizioni sportive, è che lo sport debba essere considerato un mezzo di trasmissione di valori universali e una scuola di vita che insegna a lottare per ottenere una giusta ricompensa e che aiuta alla socializzazione ed al rispetto tra compagni ed avversari. Per questo motivo l'educazione fisica ha una parte fondamentale nell'educazione dell'individuo già all'interno della scuola. Ma vi sono anche opposte posizioni che vedono nell'agonismo (magari accentuato dall'elemento economico), nella esasperata contrapposizione individuale, un pericoloso segnale che potrebbe tendere a far risaltare lo spirito competitivo come naturale parametro di rapporto fra gli esseri umani. Altre posizioni, un po' più critiche, ravvisano nell'antagonismo esasperato e nella ricerca del successo con qualunque mezzo un traviamento dei valori e del senso di vita cristiana; inoltre temono che lo sport possa divenire uno "specchietto per allodole" utilizzato da governi autoritari per distrarre, imbonire, plasmare le menti oltreché i corpi. Molti storici dello sport, tra i quali Antonino Fugardi, ricordano nei loro libri il raccapricciante utilizzo dello sport e delle Olimpiadi che venne effettuato da Hitler sia a fini propagandistici, sia a fini formativi.

Oltre alla nascita di nuove discipline e specialità, nel corso del XX secolo si è sviluppata una fondamentale suddivisione all'interno del mondo dello sport, legata all'aspetto prettamente economico che ruota attorno agli avvenimenti sportivi, la divisione tra sport dilettantistico e professionistico. Gli atleti professionisti vengono pagati per svolgere la propria attività e possono essere considerati dei lavoratori dello spettacolo a tutti gli effetti. Di solito, solamente i migliori sportivi di ogni disciplina riescono a diventare dei professionisti e ciò fa in modo che gli eventi sportivi a cui partecipano i professionisti possano vantare delle prestazioni di livello più elevato rispetto allo standard dilettantistico.

Secondo un'altra visione del problema, professionismo e dilettantismo operano, o dovrebbero operare, in sinergia. Il primo, mediante l'attenzione che i media e gli sponsor concentrano sui campioni sportivi, valorizza le caratteristiche spettacolari dello sport contribuendo a farlo conoscere maggiormente e ad attrarre, anche verso la pratica attiva, un numero maggiore di persone. Il secondo in termini di visibilità e possibilità economiche, di riflesso beneficia dei risultati dell'altro, fornendo nuovi praticanti e possibili nuovi campioni.

L'evento in cui il dualismo tra professionismo e dilettantismo ha avuto il maggior livello di contrasto è stato sicuramente l'Olimpiade, la più importante manifestazione sportiva a livello mondiale. Le olimpiadi hanno cadenza quadriennale e si dividono in olimpiadi estive e invernali. In tale occasione i migliori atleti provenienti da ogni parte del mondo, si cimentano nelle diverse discipline olimpiche. In occasione delle prime edizioni delle olimpiadi moderne, però, alle gare erano ammessi solo gli atleti dilettanti; nel corso degli anni, e sotto la spinta dell'opinione pubblica e degli sponsor, la regola subì varie deroghe e alla fine venne eliminata per permettere agli atleti professionisti, di solito i migliori delle varie discipline, di partecipare alle competizioni olimpiche.

Con questa decisione venne posta una pietra sopra l'ipocrisia che per decenni tenne in scacco la trasparenza dello sport agonistico, in quanto anche i presunti dilettanti sia del blocco comunista sia quelli occidentali, si allenavano ormai a tempo pieno con modalità scientifiche ottenendo rimborsi spese, talvolta, sostanziosi; queste modalità rischiarono di relegare quasi ad un livello secondario le attività di studio e di lavoro, sia per il tempo profuso sia per un tornaconto sociale. Inoltre quella che avrebbe dovuto essere la loro attività primaria per la loro sussistenza si rivelava, per lo più, a conti fatti, una carriera con le forze armate o di polizia, che grazie ai loro successi sportivi usufruiva di promozioni pressoché automatiche. Nulla escludeva che da queste promozioni di carriera, gli atleti potessero ottenere, di riflesso, "guadagni" socio-economici.

Nell'ideale olimpico, definito con la celebre massima dal barone Pierre De Coubertin "L'importante non è vincere ma partecipare", possono in ogni caso essere condensati quei principi di lealtà, impegno e rispetto che dovrebbero essere alla base della pratica sportiva ad ogni livello, sia che si tratti di atleti dilettanti che di professionisti.

Nella società italiana lo sport è molto diffuso soprattutto tra i giovani. Allo sport viene attribuita (a torto o ragione) la capacità di diffondere i valori quali lealtà, spirito di squadra la cooperazione... Pur conscie di questa importante valenza educativa, però, le istituzioni scolastiche italiane, delegano l'attività sportiva alle società e alle associazioni sportive private, privilegiando una più generale (e forse più complessa) educazione fisica.

La concezione dello sport come attività che coinvolge le abilità umane di base (fisiche e mentali), con lo scopo di esercitarle costantemente e così di migliorarle, per utilizzarle successivamente in maniera più proficua, suggerisce che lo sport è probabilmente antico quanto lo sviluppo dell'intelligenza umana. Per l'uomo primitivo l'attività fisica, priva dell'agonismo dei nostri giorni, era solamente un modo molto utile per migliorare la propria conoscenza della natura e la padronanza dell'ambiente che lo circondava.


Interviste


Intervista 1:


Tomas: perché fai sport?

Gianrico: per divertirmi e perché mi piace farlo.

Tomas: da quanto tempo fai sport?

Gianrico: da quando avevo 6 anni.

Tomas: che sport pratichi?

Gianrico: pratico calcio

Tomas: dove hai cominciato a giocare?

Gianrico: ho cominciato a giocare a Taglio di Po’.

Tomas: lo fai per divertimento o te l’hanno imposto?

Gianrico: mi diverto perché col passare del tempo vedo che sto migliorando molto.

Tomas: speri di avere un futuro come calciatore?

Gianrico: spero di si ma non è molto facile.


Intervista 2:


Tomas: perché fai sport?

Marco: perché mi piace e perché tutti i miei amici sono nella stessa squadra.

Tomas: da quanto tempo fai sport?

Marco: da quando avevo sei anni.

Tomas: che sport pratichi?

Marco: pratico calcio

Tomas: dove hai cominciato a giocare?

Marco: ho cominciato a giocare a Goro.

Tomas: lo fai per divertimento o te l’hanno imposto?

Marco:perché mi deverto molto e mi piace fare goal.

Tomas: speri di avere un futuro come calciatore?

Marco: mio piacerebbe andare in serie A.



Intervista 3:


Tomas: perché fai sport?

Giacomo:perché me l’ hanno imposto ma anche se me l’hanno imposto mi piace.

Tomas: da quanto tempo fai sport?

Giacomo: da quando avevo sei anni nella categoria dei pulcini.

Tomas: che sport pratichi?

Giacomo: pratico calcio

Tomas: dove hai cominciato a giocare?

giacomo: ho cominciato a giocare a Goro nel campo sportivo e a casa mia.

Tomas: lo fai per divertimento o te l’hanno imposto?

Giacomo :me lo hanno imposto.

Tomas: speri di avere un futuro come calciatore?

Giacomo: mio piacerebbe arrivare a giocare come professionista.


Intervista 4:


Tomas: perché fai sport?

Christian:perché mi piace giocare con gli amici a calcio.

Tomas: da quanto tempo fai sport?

Christian: da quando avevo sei anni.

Tomas: che sport pratichi?

Christian: pratico calcio

Tomas: dove hai cominciato a giocare?

Chistian: ho cominciato a giocare a Goro nella categoria dei giovanissimi

Tomas: lo fai per divertimento o te l’hanno imposto?

christian :mi diverto perché sono con gli amici.

Tomas: speri di avere un futuro come calciatore?

Christian: mio piacerebbe giocare in squadre importanti.

 
L'elaborazione degli scooter PDF Print E-mail
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Thursday, 14 May 2009 10:26

L'ELABORAZIONE DEGLI SCOOTER

 

Introduzione


L’elaborazione degli scooter è un cambiamento di vari pezzi del blocco motore, di solito i ragazzi cambiano le cose essenziali, cioè il carburatore, il cilindro e la marmitta, oppure alcune volte qualcuno cambia il blocco motore completo.

I ragazzi lo fanno per migliorare la prestazione dello scooter cioè per andare molto più forte. Questo è illegale, infatti se ti trovano sei nei guai seri e si va incontro a una multa molto salata e nella maggior parte delle volte il ritiro dello scooter, così tutti soldi che si sono spesi per aumentare le prestazioni del motore sono buttati via in pochi attimi. Per elaborare uno scooter servono solo molti soldi, si va dai 400 euro per il cilindro, fino ai 3000 euro per un’elaborazione completa.


I componenti per elaborare gli scooter


  1. IL CILINDRO: Cambiando il cilindro originale con uno di alesaggio superiore, si aumentano le prestazioni globali del motorino: sia in ripresa che in velocità massima.

  1. L’ALBERO: L’albero originale non riesce a sopportare per lunghi periodi le maggiori sollecitazioni di un cilindro maggiorato, occorre dunque sostituirlo con un albero ad alte prestazioni che viene costruito per sopportare le massime sollecitazioni su pista e con esercizio continuo. A tale riguardo si pone particolare attenzione alla perfetta equilibratura per l’apposito impiego e ai cuscinetti di altissima qualità. È un elemento chiave affinché il motore sia resistente ed affidabile.

  2. LA FRIZIONE: è costituita da una campana, con all’interno 3 o più pastiglie collegate a molle, che ne regolano l’apertura e la chiusura. Data la maggior potenza del motore elaborato, si sostituisce la frizione originale con una rinforzata che può trasmettere le massime coppie senza danneggiarsi.

  1. KIT RAPPORTI DI TRASMISSIONE: i motori ad alte prestazioni, necessitano di un cambio adatto alle caratteristiche del motore.

  1. MARMITTA SPORTIVA: la marmitta sportiva a differenza di quella originale è tutta vuota e così può far sfogare tutti i cavalli del cilindro. L’uso di questo tipo di marmitta è vietato sul suolo pubblico, perché supera di molto i decibel consentiti dalla legge. Si sostituisce perché aumenta le prestazioni grazie ad un aumento delle capacità di scarico della combustione.

  2. IL CARBURATORE: è parte dei componenti che costituiscono il motore. È il componente che serve per dare la giusta miscela di aria e benzina al cilindro. Cambiarlo significa far arrivare più benzina al cilindro e quindi aumentare le prestazioni. Non bisogna però eccedere nelle dimensioni del carburatore, esso va scelto con cura in base al tipo di cilindro.

  1. I FRENI: date le maggiori prestazioni del motorino, è necessario sostituire i freni originali con un kit con maggiori prestazioni frenanti.

 

IN OGNI CASO, LA TRASFORMAZIONE FA VENIR MENO L’OMOLOGAZIONE DEL MEZZO E DA COME CONSEGUENZA MULTE SALATE E CONFISCA.

 

 
Il tabagismo PDF Print E-mail
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Wednesday, 14 January 2009 16:41

STORIA DELLA SIGARETTA

L' uso del tabacco si è diffuso in Europa alla fine del XV secolo.

Il primo segnale d' allarme circa i rischi del fumo di tabacco venne lanciato nel 1964 dagli organi di informazione, in occasione del cosiddetto Rapporto Terry, il rapporto del Surgeon General degli Stati Uniti.

I consumi di tabacco in Italia hanno subito un forte incremento nel periodo che va dal 1900 al 1985, successivamente si è verificata una significativa riduzione delle vendite: si è passati, infatti, da 1,82 Kg/persona nel 1985 a 1,62 nel 1990

I dati raccolti dall' Istituto Doxa sin dal 1949 mostrano linee di tendenza diametralmente opposte nei due sessi: una diminuzione marcata tra i maschi (dal 71% nel 1949 al 38% nel 1987) ed un forte incremento nelle femmine (dal 10% circa nel 1949 al 28% del 1987).

Attraverso l' analisi dei risultati ottenuti nelle varie inchieste si possono individuare alcuni aspetti interessanti del fenomeno:

* l' abitudine aumenta notevolmente con l' età;

* la scarsa conoscenza dei rischi legato al fumo ed in particolare di quelli cardiovascolari

* consumi più elevati si registrano nel sesso maschile;

* l' influenza esercitata sui giovani dalle abitudini fumatorie di genitori e amici;

* la permissività dei genitori;

* la precocità d' approccio (Monarca, 1989).

L' EPIDEMIOLOGIA TABACCO - CORRELATA

La letteratura relativa ai danni provocati alla salute dal fumo di tabacco è ormai voluminosa e scientificamente rigorosa.

Laddove si fa uso di tabacco, il fumo è responsabile del 90% delle morti per tumore polmonare e per il 25% delle morti per malattie cardiovascolari. Inoltre, al fumo si deve un incremento del tasso di mortalità generale. I fumatori hanno in media una probabilità di morte del 70% più elevata dei non fumatori.

Il rischio di morte è correlato direttamente al numero di sigarette fumate, al numero di anni da quando si è iniziato a fumare, all'abitudine di aspirare profondamente il fumo.

In un recente articolo Peto et al. (1992) indicano in 1,7 milioni i morti nei paesi industrializzati nel 1985 e per il decennio 1990-99 prevedono 21 milioni di morti tabacco-correlate, di cui 5-6 milioni nella Comunità Europea.

Il tumore del polmone è il più diffuso tumore maligno oggi esistente in America e in Europa e la sua associazione con il tabacco è ormai pienamente dimostrata. Il primo e più importante studio, fu effettuato nel 1951 su 40.701 medici inglesi. I risultati dimostrarono un' incidenza del tumore molto elevata nei fumatori e direttamente proporzionale al numero di sigarette fumate. In Italia, l' incremento maggiore della mortalità per tumore al polmone si è verificato tra i maschi a partire dal 1950 (Figura 2.2) (Nardi et al., 1988); solo più recentemente il fenomeno si registra tra le donne, coerentemente con la diffusione dell' abitudine tabagica, con un incremento nel periodo 1983 - 1988 del 20,59% (contro l' 11,69% negli uomini).

E' possibile stimare la mortalità tabacco-correlata in Italia tramite il rischio relativo delle malattie legate al tabacco e la percentuale dei fumatori e degli ex-fumatori nella popolazione di età superiore ai 15 anni (De Onis e Villar, 1991).

La mortalità attribuibile al tabacco per l' uomo è pari a 57.556 nel 1983 e 52.101 nel 1988, mentre, per la donna, si ricavano valori pari 10.245 e 9.503, rispettivamente per il 1983 e 1988 .

Al mondo si contano oltre 1 miliardo di fumatori che che fumano circa 6 mila miliardi di sigarette all'anno; quindi, in media, ogni fumatore consuma circa 6.5 kg /anno di tabacco, con consumo medio di 1.600 sigarette /anno.
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) le sigarette sono la causa del 20% delle morti nei Paesi sviluppati, oltre ad essere causa del 90-95% dei tumori polmonari, l'80-85% delle bronchiti croniche ed enfisema polmonare, il 20-25% degli malanni cardiovascolari.

Sono numeri da Olocausto ... il fumo è la principale causa di mortalità!!! Ogni anno nel mondo perdono la vita circa 3.000.000 di persona a causa del fumo.

 

 

Morti annuali previste per il 2025 [milioni di morti/anno]
La metà di queste morti avviene tra i 35 ed i 69 anni, con una perdita di 20-25 anni di vita.

 

 

 

1995

2025

Paesi industrializzati

2 Milioni

3 milioni

Paese in via di sviluppo

1 milione

7 milioni

 

----------

---------

Totale mondiale

3 milioni

10 milion

Causa di morte

Migliaia di morti:
causa fumo/totali

% causa fumo

Cancro al polmone

231/246

94%

Cancro alla gola e cavità orale

56/81

69%

Altri tipi di cancro

73/408

18%

Malattie respiratorie croniche

76/93

82%

Altre malattie respiratorie

15/48

31%

Malattie vascolari

318/926

34%

Cirrosi epatica

-/84

-

Altre patologie

97/276

35%

Altre cause non mediche

-/295

-

 


 

Maschi

Femmine

Causa di morte

35/69
anni

>70
anni

35/69
anni

>70
anni

Tumore polmonare

14/15
94%

9.1/10
91%

0.9/2
45%

1.2/2.3
52%

Tutti i tipi di cancro

22/43
50%

14/41
35%

1.2/25
6%

1.7/34
5%

Malattie vascolari

10/31
32%

9/77
12%

0.8/14
5.7%

2.5/112
2%

Malattie respiratorie

2.8/4.4
63%

8.9/17
52%

0.3/1.5
94%

2.4/12
20%

Tutte le altre cause

3.5/24
15%

2.6/30
9%

0.4/13
3%

0.8/45
2%

 

APPROFONDIMENTO: LA SIGARETTA

 

SIGARETTA
 

Legenda:

1. Uscita del fumo principale
2. Materiale filtrante (carbone attivo ed altri)
3. Adesivo
4. Fori di ventilazione (non sempre presenti)
5. Inchiostro
6. Adesivo
7. Uscita del fumo secondaria
8. Filtro
9. Carta del filtro
10. Tabacco e additivi

11. Carta
12. Punto di combustione e cenere



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Esistono principalmente 2 tipologie di sigaretta:

1) preconfezionata meccanicamente in una catena di montaggio;

2) confezionata manualmente.

In entrambe i casi si possono avere sigarette confezionate con o senza filtro.

La sigaretta preconfezionata è prodotta con:

• tabacco essiccato e tagliato in fini strisce di un millimetro di spessore, trattato con sostanze che cambiano a seconda della casa produttrice;

• una cartina composta di cellulosa che può contenere additivi che ne assicurano il candore, migliorano la comparizione della cenere e garantiscono una combustione uniforme anche se la sigaretta non viene aspirata;

• un filtro solitamente fabbricato con acetato di cellulosa, una sostanza sintetica di consistenza fibrosa, che ferma meccanicamente una piccola quantità di composti dannosi.

Nel caso di sigarette senza filtro il cilindro di tabacco e la cartina sono gli unici componenti della sigaretta.

La sigaretta prodotta manualmente contiene:

• un tabacco tagliato in fili molto fini (0,5/0,3 mm.) trattato con sostanze che variano a seconda della casa produttrice e mantenuto umido;

• una cartina in pura cellulosa con una piccola banda ricoperta di colla che non brucia se non fumata;

• un filtro che può essere come quello delle sigarette industriali o prodotto artigianalmente dallo stesso fumatore.

Anche questa sigaretta può essere manufatta senza filtro.

Ci sono due tipologie di confezionamento manuale di una sigaretta:

• Normale

• "A bandiera"

Questo metodo per esperti consente di eliminare una parte della cartina per evitare di fumare troppa carta.

INTERVISTA A RAGAZZI FUMATORI DELLA STESSA CLASSE

Domanda 1 : Quando hai iniziato a fumare e dove hai provato?

Risposta: Ho iniziato a fumare in piazza circa 2 anni fa.

Domanda 2 : Perché hai iniziato a fumare?

Risposta: Perché gli amici del posto fumavano e con curiosità ho provato anche io.

Domanda 3 : Perché hai continuato a fumare?

Risposta: Mi sento rilassato e mi sento un Boss.

Domanda 4 : Pensi di smettere quando vuoi?

Risposta: Si, mi sento di smettere quando voglio.

Domanda 5: I tuoi genitori sanno che fumi?

Risposta: Si, mia madre è al corrente che fumo, invece mio padre non è al corrente.

INTERVISTA A RAGAZZI NON FUMATORI DELLA STESSA CLASSE

Domanda 1 : Perché non fumi?

Risposta: Perché non ne sento il bisogno.

Domanda 2 : Hai mai fumato?

Risposta: Si, ho provato con la mia ragazza.

Domanda 3 : Se si, che sensazioni hai provato?

Risposta: Ho provato una sensazione di disgusto

Last Updated on Wednesday, 14 January 2009 17:11
 
La moda PDF Print E-mail
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Wednesday, 14 January 2009 16:26

 La moda

 

 

 Origine del termine

Il termine moda compare per la prima volta, nel suo significato attuale, nel trattato “la carrozza da nolo”,ovvero del vestire alla moda, dell’abate Agostino Lampugnani, pubblicato nel 1645.

Nei secoli passati infatti, l’abbigliamento alla moda era usato solo dalle classi abbienti, per via del costo dei tessuti e dei coloranti usati, estratti da animali, vegetali, e minerali. I ceti poveri usavano abiti rozzi e con tinture poco costose come il grigio. Le calzature erano in panno o in legno.

Il significato della moda

 

La moda nasce dalla necessità dell’uomo legata al bisogno di coprirsi con tessuti, belli o materiali lavorati per essere indossati. L’abito svolse inizialmente precise funzioni sociali, per distinguere le varie classi. Le donne,comunque hanno sempre cercato di vestirsi con cura, secondo le possibilità.

Sarti e stilisti

 

La moda è legata al taglio e alla sartoria, così i manuali si svilupparono solo dal XIV secolo, perché è da questo momento che si cominciarono a creare abiti aderenti al corpo. Questa era una professione solo per le donne che come sarte avevano piccoli compiti o lavoravano al telaio o al ricamo. Non esistevano le taglie, quindi ogni abito era fatto su misura del cliente. La vera e propria professione di stilista nasce dopo la rivoluzione francese quando il sarto ebbe la libertà di esprimersi. Lo stilista differenziò il rapporto tra il sarto e la cliente, che ora dipendeva dalle sue idee e indossava un abito firmato da lui. La moda si estese alla popolazione nella metà dell’800, grazie all’ invenzione delle macchine per tagliare il tessuto e del telaio meccanico.

La funzione della moda

 

La moda quindi non è sempre esistita, infatti, non faceva parte dei bisogni naturali dell’uomo. Per molti secoli i vestiti sono stati realizzati sempre allo stesso modo, tanto che, molto spesso non si distingueva tra l’abbigliamento maschile e quello femminile, ma dal rinascimento la moda fece arricchire gli abiti di vari ornamenti e tessuti preziosi, le donne cominciarono a utilizzare il corsetto, che comprimeva il busto, rialzava il petto e scendeva oltre la vita. Nel 600 poi apparve la casacca, nel 700, andò di moda la parrucca che era indispensabile nel guardaroba di un nobile. Con la rivoluzione francese scompare la parrucca, nell’800 la produzione degli abiti e dei tessuti venne attraverso le macchine. Negli anni 60 arrivano i jeans, l’abbigliamento sportivo, la moda casual che informano il mondo giovanile. La minigonna e il bikini divennero il simbolo dei grandi cambiamenti sociali. Da allora la moda si è ulteriormente evoluta.

 


 

Le tendenze della moda giovanile

 

Le tendenze della moda giovanile oggi richiedono capi comodi, colori presi da un atlante cromatico, ci si ispira ai graffiti, all’arte dello stencil, al mondo dei writers che usano i muri come tele, agli skateboarders che pattinano con le loro tavole a rotelle sui marciapiedi della città,si carpiscono regole stilistiche dalla storia dei samurai e delle leggende sui ninja. Sono i giovani infatti a vestire gli abiti e a portare in giro il gusto, i valori, lo stile che rappresentano. Sono sempre loro, ad attivare quel passaparola in cui tutte le aziende ripongono le loro speranze. Eppure, come cambiano felpe e magliette, come si innovano i tessuti e la grafica, anche la comunicazione praticata dai marchi amati dai ragazzi, di recente, sembra aver preso una nuova piega: quello che colpisce soprattutto dei marchi emergenti nel settore moda/giovani è il fatto che siano proprio dei giovani a essere gli artefici delle tendenze, come nel recente e meno noto caso messo in piedi da un gruppo di giovani universitari milanesi che hanno creato, un nuovo stile, rendendolo tangibile su T-shirt e felpe. Un idea che ha avuto successo di mercato talmente rilevante da farla diventare una vera e propria linea di abbigliamento, anche se, parte del pubblico femminile pare non abbia accettato di indossare tale linea. Anche perché è spesso l’immagine di marca a funzionare da vero e proprio catalizzatore nei processi d’acquisto, mediante l’ invasione crescente dei messaggi pubblicitari e di flussi comunicativi sempre più veloci (anche grazie a internet), diretti a consumatori sempre alla ricerca di novità; questo perciò ha determinato anche un aumento quantitativo delle marche sul mercato che moltiplica la possibilità di scelta, ma anche i dubbi.

 
Last Updated on Wednesday, 14 January 2009 16:39